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Il rito dell'aperitivo

Da semplice spuntino del tardo pomeriggio a vero e proprio pasto serale. Ecco come è cambiato il rito dell'aperitivo che, soprattutto nel Nord Italia, è diventato un appuntamento irrinunciabile. Dall'happy hour milanese allo "spritz" veneto e friulano, fino alla "merenda sinoira" di Torino: un viaggio virtuale per svelare storia, tradizioni e nuove abitudini legate a questo stuzzicante momento d'incontro.


UNA TRADIZIONE ANTICA

Fin dall'antichità molti popoli facevano precedere la cena da una bevanda aromatica, più o meno alcolica. Lo scopo era quello di stuzzicare l'appetito, una funzione questa che si intuisce anche nell'etimologia della parola "aperitivo", che deriva dal latino "aperire": aprire, iniziare appunto. Ma l'aperitivo era anche un momento di incontro, un'occasione per socializzare sorseggiando qualcosa di gustoso.
Con il tempo alla bevanda si sono aggiunti i classici salatini, ma anche verdure sott'olio e sott'aceto, pizzette e focaccine o tartine più elaborate. Ma la vera svolta del rito dell'aperitivo è avvenuta negli ultimi anni. Nelle grandi città, del Nord Italia soprattutto, dopo il lavoro e le lezioni in università i giovani si riversano nei locali alla moda e nelle piazze all'aperto per sorseggiare cocktail alcolici, accompagnati spesso da stuzzichini che assomigliano a vere e proprie portate. Ci si racconta la giornata, si scherza e si tira tardi, tanto che la cena viene completamente sostituita dall'aperitivo. Naturalmente il rito cambia a seconda della città in cui ci si trova. Se da una parte le maggiori città del Nord, Milano in testa, hanno reso l'aperitivo un vero e proprio pasto serale, al Sud questa tradizione non è così diffusa.

HAPPY HOUR, LA MODA MILANESE

Quando si parla di aperitivo, la prima città italiana a cui si pensa è Milano, dove patatine e "bianchino" (un calice di vino bianco frizzante) prima di cena sono da sempre una tradizione irrinunciabile. È proprio nel capoluogo lombardo che il rito dell'aperitivo si è trasformato maggiormente, diventando un vero e proprio fenomeno di tendenza. Durante il fine settimana e nei giorni feriali, prima di cena i giovani si danno appuntamento nei locali più trendy della città per quello che viene chiamato "happy hour", una tradizione anglosassone, debitamente modificata secondo le abitudini italiane. Se in origine indicava l'"ora felice" (generalmente dalle 18 alle 19) in cui gli alcolici costano la metà, per la Milano da bere di oggi l'happy hour può durare ben più di un'ora (si va avanti anche fino a tarda serata) ed è accompagnato da pietanze calde e fredde. Accantonate olive e noccioline, si offrono ricchi buffet a base di pizze, focacce, verdure fritte, insalate, ma anche paste fredde e calde. E non è raro che vengano proposti anche sapori esotici abbinati in modo creativo con la cucina italiana, come lo spezzatino con couscous.

CITTÀ CHE VAI, APERITIVO CHE TROVI

Spostandosi nel Nord Est, l'aperitivo è meglio conosciuto come "spritz", termine che risalirebbe al periodo della dominazione asburgica, quando i soldati austriaci, non sopportando l'alto tenore alcolico dei vini veneti, presero l'abitudine di allungarli con acqua. Tante le varianti di spritz tra cui si può scegliere: da quello liscio a quello preparato con selz, liquori più o meno forti, succo o fettine di limone. Sempre rigorosamente accompagnate da stuzzichini.
Simile all'happy hour, ma più rustica, è infine la "merenda sinoira" piemontese, di antiche origini contadine. È una sorta di spuntino serale a base di salumi, formaggi e vino, che un tempo sostituiva la cena. Oggi dalla tavola dei poveri è passata nei locali scintillanti del centro di Torino, dove la si può gustare al bancone o anche comodamente seduti, come una volta.
L'aperitivo nasce, insomma, nella Pianura Padana. Non è un caso, quindi, se al Centro e al Sud, dove non è ancora così diffuso, i locali che iniziano a proporlo si richiamino proprio alla moda delle grandi città del Nord. A Roma, per esempio, in alcuni bar dalle 18 in poi è possibile provare l'"happy hour alla milanese". Un'espressione che da sola già rivela qual è la patria riconosciuta di questo rito.

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