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Piadina, sapore di Romagna

Piadina, piada o, come si dice in Romagna, "piè". I nomi sono tanti, ma tutti richiamano alla mente sole, mare e vacanze. Perché la piadina, nata come pane povero delle campagne, oggi è la regina dello spuntino gustoso sulla Riviera romagnola. Un piacere che dall'Adriatico ha conquistato tutta Italia, dove i chioschi che la preparano sono ormai moltissimi. E che è addirittura sbarcato a New York.


LO STREET FOOD DELL'ADRIATICO

La chiamano piadina, oppure piada, o anche "piè", come già faceva il Pascoli e oggi continuano a fare i romagnoli doc. I nomi sono tanti, ma la sostanza è la stessa, fragrante e profumatissima: un disco di pane non lievitato che porta in sé tutto il sapore della terra che l'ha inventata, la Romagna. E che ai tanti turisti che si sono fermati almeno una volta nelle "casette", i chioschi colorati in riva all'Adriatico tra Rimini, Riccione e Gabicce, richiamerà per sempre alla mente il sole, il mare e il gusto della vacanza.
Ieri pane povero delle campagne, la piadina è oggi lo spuntino preferito dai bagnanti, "street food" leggero e gustoso da mangiare sotto l'ombrellone o pasto veloce da consumare per arrivare carichi di energia in una delle tante discoteche della Riviera. Un cibo locale, di antica tradizione, che si candida però a diventare globale: sono moltissime le "piadinerie", spuntate come funghi in tutta Italia, per non parlare dei pionieri riminesi che l'hanno esportata perfino negli Stati Uniti, nel cuore di Manhattan.

UNA STORIA LEGGENDARIA

Sapore genuino e casereccio di Romagna, la piadina ha però origini leggendarie, che si perdono nella notte dei tempi. Una di queste leggende vuole che a inventarla sia stato nientemeno che Enea, l'eroe del poema di Virgilio, che, approdato sulle coste italiche dopo la fuga da Troia, dovette nutrirsi con le gallette non lievitate che i marinai usavano come piatti. Secondo altre fonti, la ricetta sarebbe stata tramandata agli antichi romani dagli etruschi, che preparavano con farina e acqua una focaccia non lievitata e la cuocevano su tegole arroventate di cui ancora rimane il ricordo nella teggia, la teglia col bordo rialzato usata oggi dai piadaroli.
Avvicinandoci a noi, la diatriba su chi può vantare la paternità della piadina è ancora accesa tra le città e i borghi della Romagna. I riminesi, che la preparano sottile e povera di grassi, sono i più decisi nel rivendicarne l'invenzione. Ma ogni zona della Romagna ne ha una variante locale: piccola, spessa e soffice a Ravenna e nell'entroterra, grande e sottile nella Romagna del sud.
In ogni caso, si tratta di un pane azzimo, cioè senza lievito, e il suo nome sembra derivare dal greco plakous, che vuol dire focaccia e rimanderebbe ai tempi della dominazione bizantina sulla Romagna.

LA RICETTA DELLA TRADIZIONE

Le azdore, le massaie romagnole, un tempo la impastavano a mano, unendo gli ingredienti "poveri" della tradizione: acqua, farina, sale grosso (meglio se di Cervia), bicarbonato e strutto. Facevano lievitare i pani che poi tiravano in una sfoglia alta non più di tre millimetri con gli s'ciador, i mattarelli che si usano anche per i tortellini. Importante, però, non impastare piadine quando soffia il libeccio, che in zona chiamano garbino: il vento caldo e umido rende l'impasto troppo molle, rovinando il risultato finale. Una volta stesa, la piadina viene posta sulla teggia, la tipica teglia rotonda di argilla che a Rimini chiamano testo, e lasciata cuocere per due minuti sul fuoco, avendo cura di girarla, come vuole la tradizione in senso orario, con un coltello a lama piatta e di bucare le bolle in superficie.
Una volta cotta, la si mangia bollente, piegata in due o tagliata in quattro, oppure arrotolata. Naturalmente, ben ripiena. Erbette, verdure passate in padella, ma anche prosciutto crudo, ciccioli di maiale e salumi di ogni genere. Tra i formaggi, il ripieno più classico è lo Squacquerone, una variante della crescenza, accompagnato da prosciutto crudo. Particolarmente ricca è la farcitura del cassone, o crescione, una piadina più alta e ripiegata in due, traboccante di salsiccia e verdure saltate con aglio e olio.
L'accompagnamento perfetto? Un buon bicchiere di Sangiovese, rosso romagnolo brillante e allegro come la gente della sua terra.

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