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Gutturnio

Classificazione: DOC (Denominazione di Origine Controllata)

Colore: rosso, tonalità rubino brillante

Regione di produzione: le cinque zone di Val Tidone, Val Nure, valli del Chero e dell'Arda, Valtrebbia e Val Chiavenna, nella provincia di Piacenza.

Gradazione alcolica minima: 12%; 12,5% per il Gutturnio Superiore e Riserva

Vitigni utilizzati: Barbera dal 55 al 70% e Bonarda dal 30 al 45%. Per il Gutturnio Classico, Barbera al 60% e Bonarda al 40%


IL VINO DEI BUONGUSTAI

La tradizione enologica dei Colli Piacentini risale al tempo degli etruschi, anche se in questi territori la vite era coltivata già in epoca preistorica per essere consumata come alimento. L'antenato del Gutturnio, il Kilkevetra, era apprezzato anche dai romani tanto che Plinio lo inserì tra gli ottanta migliori vini italici. In epoca rinascimentale i vini piacentini comparivano sulla tavola dei papi, dei grandi casati - dagli Sforza ai Visconti - e degli artisti di fama: Michelangelo Buonarroti li amava al punto di non farsene mai mancare una coppa.

Il Gutturnio, così chiamato in seguito al ritrovamento in uno scavo nei pressi di Piacenza di un "gutturnium", coppa o tazza d'argento di epoca romana, è una presenza importante sulla tavola: il suo colore intenso già anticipa il sapore deciso ma amabile, grazie al quale si armonizza perfettamente alla tradizione culinaria delle terre piacentine. I vitigni dai quali prende vita sono il Barbera e il Bonarda, che arrivano sui Colli di Piacenza dal Piemonte.

Si distingue tra Gutturnio e Gutturnio Classico, entrambi dotati anche delle qualifiche superiore e riserva: il primo può variare dal Secco al Vivace, il secondo si ritrova invece Asciutto e Tranquillo. Serviti a circa 16-18°C in un bicchiere tulipano per i vini rossi (per le versioni Superiore e Riserva si consiglia di scaraffare un'ora prima e utilizzare dei bicchieri ballon), sia il Gutturnio che il Gutturnio Classico sono ottimi con zuppe di verdure, paste con sugo o ragù, arrosti di carni bianche e rosse e con carne di maiale.

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