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Saper leggere le etichette
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L'etichetta è la carta di identità di un vino, ricca di una infinità di dati che vale la pena conoscere per poter meglio orientare i propri acquisti. Per comprendere sino in fondo ciò che vi è riportato bisogna imparare qualche sigla, perché molte informazioni chiave sono proprio racchiuse in acronimi che il consumatore spesso ha sentito nominare ma sui quali non ha idee precise. Che differenza c'è, tra una DOC e una DOCG? Perché in alcune bottiglie viene indicato il vitigno e in altre no? |
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LEGGI, REGOLAMENTI E NORMATIVE |
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La normativa vigente è molto complessa, visto che negli anni alle leggi emanate dai diversi Stati si sono aggiunte le disposizioni elaborate in seno all'Unione europea. Lo scopo del legislatore è sempre stato quello di proteggere la qualità dei vini presenti in commercio, garantendo al contempo il consumatore in merito alla totale salubrità dei vini in circolazione. Ed è proprio partendo dall'etichetta che è possibile trarre alcune utili conclusioni, prima ancora di aver stappato la bottiglia. Per rendere più facile l'orientamento, secondo le norme Ue i vini sono classificabili in due grandi categorie: "Vini da tavola" -"Vini di qualità" All'interno dei Vini da tavola la legge prevede una ulteriore suddivisione, relativa ai "Vini da tavola con indicazione geografica tipica", per brevità conosciuti come IGT, che rappresentano un livello più elevato nella lunga scala della qualità. Invece i Vini di qualità sono a loro volta stati classificati in quattro sottocategorie: -VQPRD, acronimo di "Vini di qualità prodotti in regione determinata" -VLQPRD, "Vini liquorosi di qualità prodotti in regione determinata" -VSQPRD, "Vini spumanti di qualità prodotti in regione determinata" -VFQPRD, "Vini frizzanti di qualità prodotti in regione determinata" Su questa base il legislatore ha anche stabilito le diciture nazionali, che per l'Italia, all'interno della classe dei VQPRD, sono: -DOC, "Denominazione di origine controllata" -DOCG, "Denominazione di origine controllata e garantita" La DOCG può essere attribuita solo a vini di particolare valore, che abbiano conseguito la DOC da almeno 5 anni. Per diventare DOC o IGT basta invece rispettare i requisiti messi a punto dagli esperti dei consorzi di tutela, senza avere l'obbligo di eccellere. Norme contenute nei cosiddetti "disciplinari di produzione", all'interno dei quali viene codificata in maniera ufficiale, fase dopo fase, la tecnica di raccolta, di vinificazione e di invecchiamento di quella determinata denominazione, sotto l'egida dei controllori del ministero delle Politiche agricole.
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Ecco dunque un'ideale scala della qualità: -Vino da tavola -Vino da tavola con indicazione geografica tipica (IGT) -Vino di qualità prodotto in regione determinata (VQPRD) -Vino a denominazione di origine controllata (DOC) -Vino a denominazione di origine controllata e garantita (DOCG). Un ulteriore passo avanti è stato fatto consentendo ai VQPRD (DOC e DOCG) di riportare in etichetta la "sottozona", intendendo con questo termine un'entità che abbia "specifiche caratteristiche ambientali o tradizionalmente note, designata con specifico nome geografico o storico-geografico, purché espressamente prevista nel disciplinare di produzione e purché venga associata alla relativa denominazione d'origine". È però necessaria un'importante precisazione che in parte contraddice quanto detto finora: le divisioni illustrate sono state concepite confidando che potesse esistere uno spartiacque netto tra i vini qualitativamente elevati (DOC e DOCG) e vini meno pregiati (da tavola). Purtroppo tra gli stessi DOC esisteva, specialmente in passato, una notevole diversità qualitativa, motivo che ha spinto alcune importantissime aziende vitivinicole a non volere entrare nel circuito delle denominazioni di origine, lasciando deliberatamente i propri vini nella categoria "da tavola" pur di non mischiarsi con prodotti DOC in regola con la legge ma scadenti in termini enologici. Così oggi, paradossalmente, le etichette di alcuni tra i più celebrati vini italiani venduti nel mondo riportano ai sensi di legge la dicitura "vino da tavola". È quindi bene non fare di tutti i vini da tavola un fascio, etichettandoli come di "serie B".
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INDICAZIONI OBBLIGATORIE E FACOLTATIVE |
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La legge in vigore prevede che alcune delle indicazioni riportabili sull'etichetta siano obbligatorie, altre del tutto facoltative, lasciate alla libera scelta dell'azienda vitivinicola. Ad esempio sull'etichetta di un vino DOCG troveremo: indicazioni obbligatorie, -nome del vino -tipo della denominazione di origine -volume nominale del vino contenuto nella bottiglia, espresso generalmente in centilitri (cl), -dati dell'imbottigliatore -luogo dell'imbottigliamento -gradazione alcolica, indicazioni facoltative -colore del vino -marchio aziendale -indicazione dell'azienda in cui è stato prodotto il vino, purché questa menzione ne rafforzi il prestigio -consigli al consumatore per apprezzare al meglio il vino (temperatura di servizio, abbinamenti...) -nome del vitigno che compone primariamente il vino -annata di raccolta a cascata, ma con meno dettagli. Lo stesso discorso vale anche per DOC, IGT e Vini da tavola semplici. Di etichette ne deve esistere almeno una, ma nulla vieta al produttore desideroso di aggiungere suggerimenti e indicazioni utili a far breccia nel cuore del consumatore di applicarne una seconda sul retro della bottiglia, sulla quale oggi viene anche spesso apposto il codice a barre del prodotto.
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