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Bicchieri e bottiglie: a ciascuno il suo
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| Bordolese, borgogna, champagnotta. E poi tulipano, coppa, ballon e flûte. Le bottiglie e i bicchieri per il vino costituiscono un vero e proprio mondo di forme e colori affascinanti. Ecco una guida utile per scoprire i "vetri" giusti con cui servire in tavola i migliori vini italiani. |
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Risale al XV secolo l'abitudine di conservare il vino in bottiglia. Prima di allora i recipienti di vetro erano destinati quasi esclusivamente a contenere i profumi e solo occasionalmente il vino. Durante il trasporto, il vino era posto in bottiglie per lo più di metallo o in contenitori in cuoio, mentre per la conservazione si utilizzavano le anfore. È nel corso del XVII secolo che le bottiglie di vetro cominciano ad essere correntemente utilizzate. La forma delle bottiglie è stata adattata nel tempo ai vari tipi di vino, e oggi risponde più al rispetto di una tradizione dettata dall'uso che ad una precisa necessità tecnica. Albeisa, piemontese, vigevanese, fiasco toscano, renana, champagnotta, bordolese, borgogna. Sono alcune delle forme di bottiglie da vino che esistono tuttora. Ma sono in particolare le bottiglie di spumante che presentano tipi diversi, con nomi differenti a seconda della loro capacità. La bottiglia di riferimento in questo caso è la champagnotta o tipo champagne, della capacità di 0,75 litri. A questa si aggiungono lo split (pari a un quarto della bottiglia normale), la mezza, che equivale a mezza bottiglia normale, il Magnum, pari a due bottiglie normali, fino ad arrivare al tipo Mathusalem o Imperial (8 bottiglie normali), Salmanazar (12 bottiglie normali), Balthazar, della capacità di 16 bottiglie, e Nabuchodonosor, pari a 20 bottiglie.
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Pur lasciando spazio a qualche eccezione, la legge che regola i vini di qualità prevede che alcuni di questi siano imbottigliati in particolari tipi di bottiglie. Ecco quelli più diffusi e utilizzati. Si può iniziare dal tipo Bordolese, di forma cilindrica, con collo corto e spalle pronunciate. È di vetro incolore per i vini bianchi e scuro per quelli rossi da invecchiare. Tuttavia, non è raro trovare qualche produttore che utilizza vetro scuro anche per imbottigliare vini bianchi con lo scopo di prolungarne l'invecchiamento. Sempre di forma cilindrica, ma con collo lungo e senza spalle, è la bottiglia borgogna, originaria dell'omonima regione francese, realizzata esclusivamente in vetro verde. In Italia, invece, se ne trovano di diversi colori, incluso il nero, adatto a vini da lungo invecchiamento. Utilizzata per lo spumante in ogni Paese è la champagnotta, di cui esistono diverse varianti a seconda della capacità. Destinati a contenere vini bianchi sono il tipo flûte, di origine alsaziana, e il tipo renana, molto slanciata e sottile, concepita appositamente per vini bianchi che non lasciano deposito, perché consumati entro breve tempo. Caratteristico e molto antico è il fiasco, il cui utilizzo risale al XII-XIV secolo, nello stesso periodo in cui si stava diffondendo il Chianti. Per far sì che la bottiglia mantenga una posizione eretta e per proteggere il vetro durante il trasporto, la bottiglia viene rivestita con un intreccio di erbe secche ricavate da foglie palustri (oggi, tuttavia, si trovano anche rivestimenti in plastica). Simile al fiasco, ma più ovale e originaria dell'Umbria, è la pulcianella, utilizzata quasi esclusivamente per l'Orvieto bianco. Risalendo verso il Nord Italia si incontra, infine, l'albeisa, di forma conico-cilindrica e utilizzata per imbottigliare i grandi rossi della provincia di Cuneo, in Piemonte.
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IL BICCHIERE GIUSTO PER APPREZZARE OGNI BOUQUET |
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Risale ad epoche molto antiche l'uso del bicchiere di vetro: già nella Roma del I secolo d.C., infatti, è un'abitudine ormai consolidata. Dopo un periodo di declino durante il Medioevo, il bicchiere di vetro torna in piena epoca rinascimentale in forme e colori spesso stravaganti, che ne decretano il definitivo trionfo. Oggi si considerano bicchieri adatti a vini di gran classe quelli in cristallo o in vetro molto sottile, trasparente e privo di decorazioni, liscio e incolore. Sono questi, infatti, i requisiti indispensabili per apprezzare il colore e la limpidezza del vino. I bicchieri devono avere il classico gambo o stelo che permetta di impugnarli, evitando che il calore della mano riscaldi il vino. Devono inoltre essere abbastanza capienti da contenere, senza essere colmi, una quantità di vino che consenta lo sprigionarsi di una buona dose di profumo. A seconda, poi, della tipologia del vino si scelgono tipi diversi di bicchieri. I vini bianchi sono generalmente serviti in bicchieri slanciati a forma di oliva, con il gambo lungo e l'apertura leggermente stretta per raccogliere i profumi. I vini rosati e i vini frizzanti sono serviti in bicchieri arrotondati, allungati e leggermente svasati. Per lo spumante i bicchieri più adatti sono la coppa nel caso del tipo dolce, perché consente di apprezzarne meglio la fragranza, e il flûte per il tipo secco, perché permette di cogliere appieno la persistenza e l'evoluzione delle bollicine. Per i vini rossi, infine, il bicchiere tipo calice è, in genere, quello più adatto, perché consente di percepire e apprezzare appieno il bouquet ricco e persistente. Tra i calici, il ballon ha forma grande e panciuta ed è particolarmente indicato per i rossi nobili e austeri. Inoltre, è più maneggevole e consente di imprimere facilmente movimenti rotatori durante l'assaggio. I vini liquorosi, invece, si apprezzano al meglio in bicchieri piccoli che si restringono verso l'alto, perché trattengono più a lungo l'aroma.
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